PARROCCHIA DI GREZZANA (VR)
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​Festa della 

Madonna della cintura

TRIDUO MADONNA DELLA CINTURA 2024
PREGHIERA
Fai Maria, Madre Santa, 
che per invito del tuo figlio Gesù
hai accolto tutti gli uomini come figli tuoi,
con il segno della cintura
avvolgi della tua benevolenza
quanti ti invocano e quanti affidiamo a te.
Per questo invito di amore, di protezione e dignità rendici fiduciosi nella preghiera,
forti nella testimonianza,
gioiosi nella vita di ogni giorno.
Questo segno di amorevole legame
unisca sempre le nostre famiglie
e la nostra comunità
perché sappiamo conoscerci
e vivere come fratelli.
Sciogli le paure del cuore
le angosce della mente,
fa' che possiamo sempre e dovunque 
sperimentare la tua protezione, in questo tempo ricco di sfide, di sofferenze e opportunità.clic qui per modificare.
Lettera alla comunità di Grezzana, Festa della Madonna della Cintura 2024
 

          “Il Signore porti a compimento l’opera che ha iniziato con voi e in ciascuno di voi”… queste le parole che, rivolgendosi a “cape e capi dell’AGESCI” hanno concluso l’omelia del cardinal Zuppi, domenica scorsa nella grande spianata del Pestrino. Ultimo atto della Route 24 – con l’impegnativo slogan Generazioni di Felicità – l’incontro di 18 mila cape e capi degli Scout cattolici. Era uno dei momenti forti di quella settimana; l’altro è stato il Meeting di Rimini, con lo slogan Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo? Due eventi ecclesiali, non clericali; uno straordinario come cadenza, l’altro annuale. Due momenti forti anche per la nostra comunità: per chi vi ha partecipato (capi scout e diversi laici del Movimento e non), e per la comunità più ampia. Potrebbe essere questa l’eco della grande assemblea di Sichem di cui ci parlava la prima lettura domenica scorsa. Un’assemblea – ricordava il Presidente della CEI, il cardinal Zuppi, ai capi scout – in cui non deve prevalere l’io, ma il noi, la comunità, che cerca l’essenziale, il vero rapporto con Dio, e manifesta questa ricerca in tante forme: liturgia, ascolto della Parola, preghiera, relazioni sempre più autentiche, e anche il servizio. Ed ecco allora un terzo riferimento, questa volta più nostro, più frutto della nostra comunità: i 25 anni di vita – con tutto quello che vuole dire questa parola breve ma essenziale – della Piccola Fraternità Valpantena. Li celebra ora, riconoscente a chi ha fatto la storia per 25 anni – come del resto i 50 anni vissuti dai soci dell’AGESCI, e i tanti anni di Comunione e Liberazione e di tutte le altre realtà che rendono ricca la nostra comunità. Non cito nessun altro per non dimenticare nessuno; ma le ringrazio tutte perché ci aiutano ad essere comunità.
          Vivere la festa della Patrona – Maria valorizzando il suo prendersi cura di noi – è ricercare le radici della comunità; quasi confermare quello che siamo perché frutto di scelte già maturate e che vogliamo portare avanti, così che non risuonino per noi le severe parole del Maestro che si rivolge ad alcuni chiamandoli “ipocriti” perché preoccupati solo delle loro tradizioni, dimenticando il vero comandamento di Dio, il dono da lui offerto a tutti… appunto l’essenziale. Viverla assieme vuole dire confermare il cammino buono che stiamo vivendo, riconoscere ciò che ci può frenare in questo procedere, e rinnovare la volontà di farlo insieme.
          Festa della Madonna della Cintura; festa di Grezzana che si affida all’intercessione di Maria, consapevole che anche i doni, soprattutto quelli più grandi, vanno favoriti con uno stile di vita adeguato. Festa di un paese che vive in una rete di relazioni, che lo rendono grande perché vivace, vitale, attento a cogliere le attese e le possibili risposte… e a metterle insieme.
          Festa patronale in un cammino che ci aiuta a mantenere la rotta comune, che provo a indicare con altre due parole, risuonate una da un po’ di tempo nella Chiesa, e anche l’altra, soprattutto la seconda, in questo caso nella Settimana sociale tenuta a Trieste (“Al cuore della Democrazia”): le due parole sono appunto sinodalità e democrazia.
          Una mostra più il carattere della comunità religiosa, l’altra quello della società civile, ma entrambe, anche perché siamo cittadini e credenti insieme, ci aiutano a trovare e poi seguire la rotta. Si esercita la democrazia non solo nel momento delle elezioni, ma contribuendo con idee, ascolto, collaborazione in ogni momento. La democrazia ha già anni di storia; la sinodalità da una parte può sembrare “neonata” nella Chiesa, anche se la sua storia – a ben guardare – è secolare. E sembra che sia l’unica strada possibile perché nella Chiesa ognuno sia protagonista e perché la stessa Chiesa – la grande famiglia di chi si riconosce discepolo di Gesù – possa davvero ascoltare l’umanità e così poter rivolgerle il messaggio del Vangelo; questo annuncio è in fondo il solo senso del nostro essere comunità di discepoli.
          L’augurio è che i momenti forti della nostra nazione e della Chiesa ci vedano protagonisti esercitando il diritto e dovere di essere protagonisti, sempre e comunque.
          Al Grest di questa estate abbiamo riproposto uno slogan, forse non originario, ma efficace: “Se puoi sognarlo puoi farlo”, slogan che non vale solo per la fantasia dei personaggi delle storie che leggiamo nei fumetti, nei libri, o che vediamo nei film; vale per la nostra vita, la nostra Storia. Quella che scriviamo noi; insieme! La storia di ciascuno di noi e della nostra comunità, civile e religiosa, dove spesso i confini neppure si notano.
Giovedì 29 agosto - Per un disegno mirabile della tua provvidenza la Vergine Maria

          Per un disegno mirabile della tua provvidenza la Vergine Maria, adombrata dallo Spirito Santo, ha generato il Salvatore del mondo. Maternamente sollecita verso i giovani sposi, a Cana di Galilea supplicò il Figlio, che diede inizio ai segni prodigiosi e manifestò la sua gloria: l'acqua si mutò in vino, i convitati esultarono e i discepoli credettero nel Maestro. Ora, assisa alla destra del Figlio, veglia sulla Chiesa che lotta, che soffre, che spera, come madre premurosa e dispensatrice di grazia, e assiste ciascuno dei figli, che Cristo Gesù le ha affidato dalla croce. 
 
          Per un disegno mirabile della tua provvidenza la Vergine Maria, adombrata dallo Spirito Santo, ha generato il Salvatore del mondo.
          La “provvidenza” di Dio, il suo disegno di salvezza, progetto di dono di sé al mondo, vede Maria prima destinataria della grazia e poi collaboratrice nel dispensarla, condividendola con tutti, soprattutto nella Chiesa, che riconosce il Cristo e chi collabora con lui. Alla testa di questa opera è il Padre che dona il Figlio come Salvatore grazie all’azione dello Spirito che la adombra: indica presenza che crea legame, in cui è coinvolta tutta la Trinità; un’opera ampia, in cui “tutti” sono coinvolti con diversi tempi e ruoli
 
          Maternamente sollecita verso i giovani sposi, a Cana di Galilea supplicò il Figlio, che diede inizio ai segni prodigiosi e manifestò la sua gloria: l'acqua si mutò in vino, i convitati esultarono e i discepoli credettero nel Maestro.
          Amata da Dio, destinataria dei suoi doni (il Figlio prima di tutto) Maria diventa collaboratrice e qui si sottolinea il ruolo di Maria nell’inizio della missione “pubblica” del Figlio: nelle nozze di Cana di Galilea il primo segno che Gesù compie quasi “provocato” da Maria stessa. L’acqua che diventa vino indica la nuova e definitiva Alleanza che si attua con Cristo, grazie anche alla collaborazione di Maria, che non si sostituisce al Figlio (la salvezza rimane dono di Gesù) ma lo affianca, collaborando
 
          Ora, assisa alla destra del Figlio, veglia sulla Chiesa che lotta, che soffre, che spera, come madre premurosa e dispensatrice di grazia, e assiste ciascuno dei figli, che Cristo Gesù le ha affidato dalla croce.
          Tutti questi doni di Dio, favoriti da Maria, non restano evento del passato, storia da ricordare; sono realtà che – se pur in modi nuovi – coinvolgono anche noi: primo destinatario è la Comunità dei Battezzati; si mette in evidenza la nostra realtà: lotta, soffre, spera. Ancora si richiama il “mandato” che Maria ha ricevuto dalla Croce del Figlio; l’”Ecco tuo figlio” non si ferma a Giovanni o alla prima comunità dei discepoli con cui Maria è unita nella preghiera in attesa dello Spirito, ma si estende alla Chiesa di ogni tempo e luogo, quindi anche a noi, ugualmente presenti nel discepolo che Gesù continua ad amare (siamo anche noi i “Giovanni” di ogni tempo) amati da Cristo e affidati alla cura di Maria, madre premurosa e dispensatrice di grazia
Venerdì 30 agosto - Madre della Consolazione

​          Egli (Cristo) è la consolazione del mondo, che Maria accolse con gioia e diede alla luce nel suo parto verginale. Presso la croce del Figlio patì sofferenze indicibili, da te confortata con la speranza della risurrezione. Unita agli Apostoli nel Cenacolo, implorò ardentemente e attese con fiducia lo Spirito consolatore. Ed ora, assunta in cielo, soccorre e consola con materno amore quanti la invocano fiduciosi da questa valle di lacrime, finché spunterà il giorno glorioso del Signore.
 
          Egli (Cristo) è la consolazione del mondo, che Maria accolse con gioia e diede alla luce nel suo parto verginale.
          Ancora la sottolineatura che la salvezza (“consolazione”) è solo di Cristo, unico Salvatore; il suo è un dono per tutti: il mondo nel senso dell’umanità intera, senza limitarsi a un piccolo gruppo di favoriti. Si sottolinea anche che prima destinataria di questa consolazione (l’attesa del Messia che unisce il “poveri del Signore”) è Maria stessa, che vive e condivide la storia dell’umanità; non ne è estranea o solo collaboratrice esterna di Dio. La sua collaborazione è unica e speciale: accoglie – prima nel cuore e poi nel grembo – il Figlio di Dio e lo dona alla luce, ovvero lo mette a disposizione dell’umanità come Dio fatto uomo, nel parto che non cambia la sua realtà di vergine donata a Dio
 
          Presso la croce del Figlio patì sofferenze indicibili, da te confortata con la speranza della risurrezione.
          Unita al Figlio anche nel dolore della Croce, comprensibilmente come ogni mamma di fronte alla sofferenza del figlio, gode per prima della consolazione di Dio, la stessa che noi chiediamo anche per intercessione di Maria (vedi Salve Regina… con la “valle di lacrime” che troveremo fra poco). Chiede per noi a Dio il dono di grazia di vivere anche la sofferenza “indicibile” senza venir meno alle fede in lui. La risurrezione di Gesù – e di ogni uomo e donna - diventa per Maria e per ogni credente una forza che contrasta e limita il potere del male che si manifesta anche nel dolore – e nella disperazione quando lo si vive – che può allontanare da Dio, spesso presentato, traendoci in errore, come fonte stessa del dolore
 
          Unita agli Apostoli nel Cenacolo, implorò ardentemente e attese con fiducia lo Spirito consolatore.
          Altro momento ricordato nella Bibbia è l’attesa dell’effusione dello Spirito condivisa da Maria con gli apostoli – la donna della preghiera – in atteggiamento di fiducia, certa della manifestazione dello Spirito per tutti, e di cui lei ha avuto una esperienza unica e irripetibile (l’ha resa Madre di Dio)
 
          Ed ora, assunta in cielo, soccorre e consola con materno amore quanti la invocano fiduciosi da questa valle di lacrime, finché spunterà il giorno glorioso del Signore.
          Terminata la sua esistenza terrena – assunta in cielo – non smette di intercedere, di pregare, di essere unita alla comunità dei discepoli che la invoca con fiducia, soprattutto se si avverte nella “valle di lacrime” (dalla Salve Regina) che spesso è la vita per tutti, ma soprattutto per alcuni; meta del nostro cammino – accompagnati da Maria – è quell’incontro con il Signore che nella Bibbia e nella spiritualità valorizza varie immagini, tra le quali anche il giorno del Signore, giorno senza tramonto
 Sabato 31 agosto - Maria Porta del Cielo

          È lei la Vergine Madre, raffigurata nella porta del tempio, volta ad oriente, da cui entra il Signore, aperta a lui solo e sempre intatta. È lei la Vergine umile e obbediente, che riapre la porta del paradiso chiusa dalla disobbedienza dì Eva. È la Vergine orante, che intercede per noi peccatori, perché ritorniamo al suo Figlio, fonte perenne di grazia, e definitivo approdo della nostra riconciliazione. 
 
          È lei la Vergine Madre, raffigurata nella porta del tempio, volta ad oriente, da cui entra il Signore, aperta a lui solo e sempre intatta.
          È messo in evidenza questo duplice ruolo di Maria, che non è possibile per nessuna creatura: vergine e nello stesso tempo anche madre, ribadito anche dal “sempre intatta”. Da Maria nasce Gesù, senza toglierle il privilegio di rimanere vergine. Incipit anche del 33° cantico della Divina Commedia – usato come inno nella liturgia delle letture delle Ore – “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio…”. Porta come il luogo che mette in comunicazione due realtà vicine, ma non uguali: Dio e l’uomo; anche nel tempio di Gerusalemme c’erano diverse porte e si attende il ritorno del Signore che entra nel tempio, provenendo da est. Anche porta dell’ovile come si definisce Gesù. La festa del 2 febbraio che richiamava l’ingresso di Gesù nel tempio come il Messia che entra nella sua casa
 
          È lei la Vergine umile e obbediente, che riapre la porta del paradiso chiusa dalla disobbedienza dì Eva.
          Porta del paradiso terrestre che si chiude dopo la cacciata dell’umanità – la disobbedienza di Eva – e che viene riaperta da Maria. In contrasto il ruolo delle due donne: Eva chiude la porta, Maria la riapre; Eva disobbediente e orgogliosa (peccato di poter stabilire il bene e il male, come Dio), Maria umile e obbediente; Eva come inizio dell’umanità ferita dal peccato, Maria come nuovo inizio, di un’umanità che in Cristo viene guarita dal peccato e riammessa nel tempio, il luogo dove abita Dio e anche l’umanità redenta. Apocalisse parla della dimora di Dio e dell’umanità, insieme, senza che ci siano differenze date dal dentro/fuori, luogo di Dio e luogo dell’uomo distinti. La porta che con “Eva”, madre dei viventi (l’umanità intera) si era chiusa, in Maria viene riaperta; la salvezza e la liberazione dal peccato che si realizzano in Gesù, il Figlio di Dio nato come uomo da Maria
 
          È la Vergine orante, che intercede per noi peccatori, perché ritorniamo al suo Figlio, fonte perenne di grazia, e definitivo approdo della nostra riconciliazione.
          In questo compito di “mettere in comunicazione” proprio della porta, ha un valore particolare la preghiera, in questo caso soprattutto di intercessione per i peccatori: prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte… quando torneremo a Dio perché possiamo venir accolti nella sua casa, che la porta del paradiso sia aperta; nel momento apice della nostra vita terrena che sia anche inizio di quella ultraterrena. Un ingresso nel tempio come punto finale di un cammino di conversione: ritornare a Cristo, figlio di Dio e di Maria, che è per tutti la prima e fondamentale fonte di grazia, definitivo approdo della riconciliazione; richiama anche le tante immagini nella Bibbia del peccatore che si incammina verso la casa e trova la porta aperta per accoglierlo; richiama anche il punto di arrivo dei pellegrinaggi verso il tempio di Gerusalemme “ e ora i nostri piedi si fermano alle tue porte Gerusalemme”; anche la porta santa del giubileo trova qui un suo senso di luogo di passaggio-riammissione (un tempo si facevano rientrare in chiesa i peccatori che si era pubblicamente pentiti)

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